La danza nel Romanticismo
Salvatore Viganò (1769-1821) fu l'anello di congiunzione che legò nella
danza il Classicismo con il Romanticismo: l'uomo destinato
a risolvere i problemi stilistici di Noverre ed Angiolini. Egli, infatti,
puntò soprattutto sull'esaltazione della danza rappresentando i suoi temi
in movimento in modo espressivo e nello stesso tempo disciplinato in quel
genere detto "coreodramma" cioè l'azione espressa in termini
di danza.
L’Ottocento fu anche il secolo della “ballettomania”
che si esplose un pò dovunque ma soprattutto in Russia dove il balletto
e le ballerine diventarono dei veri e propri idoli ed il balletto classico
si rivelò una delle tendenze culturali ed artistiche più seguite ed amate.
Precursore e fondatore della scuola russa, per avervi ivi a lungo lavorato,
fu Charles-Louis Didelot (1767-1836), ma all'italiano Carlo Blasis (1795-1878)
si deve il passaggio dalla grande scuola accademica francese a quella
italiana che costituì l'elemento saldatore tra la danza classica ed il
balletto romantico.
Blasis, uomo molto colto, danzatore, coreografo, insegnante
di danza, compositore di musica, scrittore, disegnatore, filosofo, scrisse
numerosi trattati e manuali sulla didattica della danza ed è considerato
il fondatore di un metodo vero e proprio di danza dal quale discenderanno
i grandi maestri del tardo Ottocento e del primo Novecento.
Dalla sua
scuola uscirono splendidi interpreti ed il suo insegnamento fu destinato
ad avere una grandissima influenza su tutto il balletto futuro tanto che
si può dire che la scuola del Blasis può essere considerata ancora oggi
la scuola del ballerino classico accademico.
Il balletto romantico ebbe inizio intorno al 1830 in un'epoca in cui la tecnica della danza si era ormai consolidata ed era giunta al perfezionamento del suo stile. Una delle principali caratteristiche del balletto romantico fu adeguarsi alla sua epoca. Era finito il tempo del minuetto, adesso impazzava il valzer, la cui apparizione avveniva verso la fine del '700. Il primo balletto nel quale si eseguì un valzer fu La Dansomania di Pierre Gardel (1800). Non più dunque ballerini che si tenevano per mano a debita distanza ma una danza che impegnava e coinvolgeva la coppia unita e sognante. Ed i soggetti dei balletti abbandonarono, quindi, gli argomenti classico-mitologici per ispirarsi alla letteratura ed ai racconti di carattere romantico dell'epoca. La ballerina diventò il simbolo della donna immateriale e, mentre le scarpette da punta la resero aerea dando la sensazione del sollevarsi da terra di un corpo senza pesantezza, la vaporosità del tutu bianco la fecero sembrare evanescente e soprannaturale come uno spirito. Le storie dei balletti erano incentrati su amori infelici e impossibili, permeate da malinconia.
Il primo balletto romantico fu La Sylphide, tratto dalla novella Trilby di Charles Nodier, su libretto di Adolphe Nourrit e musica di Jean Schneitzhoeffer. Questo balletto, che andò in scena all'Opéra di Parigi il 12 marzo 1832, è legato al nome di una grande ballerina: Maria Taglioni, per la quale il padre Filippo compose la coreografia che trasformò esteticamente il concetto di danzatrice anche grazie, al soggetto del balletto, al tutù creato da Lamy per la protagonista e le scarpette da punta calzate da Maria. Altra data fondamentale per il balletto romantico fu quando andò in scena il 28 giugno 1841, sempre all'Opéra di Parigi, Giselle, con la musica di Adolphe Adam, il libretto di Theophile Gautier e Vernoy e Saint-Georges, la coreografia di Jean Coralli e Jules Perrot e protagonista Carlotta Grisi.
L'Ottocento fu il secolo delle grandi ballerine, idolatrate dal pubblico: Maria Taglioni, Carlotta Grisi, Fanny Elssler, Fanny Cerrito, Lucille Grahn e fu anche il secolo dei grandi balletti: Il Lago dei Cigni, Lo Schiaccianoci, La Bella Addormentata ma, soprattutto, fu il secolo del grande balletto russo, delle splendide musiche di Piotr Ilic Ciaikovskij e dello straordinario coreografo Marius Petipa (1862-1910). In Russia, anche ad opera dei grandi maestri occidentali e delle grandi ballerine italiane (Pierina Legnani, Carlotta Brianza, Carolina Rosati, Antonietta Dell'Era), il balletto romantico raggiunse la sua massima evoluzione sia sul piano tecnico-virtuosistico che sul piano artistico ed interpretativo.
Il secolo si concluse con Isadora Duncan (1878-1927) che diede un impulso nuovo e vigoroso alla danza e che gettò le basi della danza moderna rinnegando i luoghi e i gesti comuni del balletto classico per danzare scalza e coperta di veli in modo da rendere la danza una questione di ritmo e di corpo.





