Honey 2
USA - 2011
Regista: Bille Woodruff
Cast: Katerina Graham, Seychelle Gabriel,
Mario Lopez, Audrina Patridge, Randy Wayne
Trama: Dopo un periodo passato in riformatorio,
per colpa della propria ingenuità e di Luis, Maria torna libera. Ha un
lavoro come bidella e la protezione della madre di Honey, che la ospita
e la tratta come una figlia. Durante una serata in discoteca, la ragazza
fa sfoggio delle sue notevoli capacità di street dancer, attirando sia
l’interesse di Luis, che la rivuole nella sua crew, i “718”, sia quelle
di Brandon, un ragazzo modello con la passione del ballo. Dopo qualche
battibecco sarà a quest’ultimo e al suo gruppo tanto onesto quanto inesperto
(gli “HD”) che Maria accetterà di dare una mano. Obiettivo: partecipare
al programma “Battle Zone” e battere in finale gli arroganti 718.
Lei si chiama Maria e ci sono due gruppi di ragazzi che ballano sulla
strada ma Honey 2 è lontano da West Side Story quanto l’ultima di migliaia
di fotocopie sbiadite, quella a cui non è rimasta nemmeno una goccia d’inchiostro.
In compenso, sembra uscito, lucidato e plastificato, dalla stessa matrice
dei vari “Step Up”, dei quali, però, non si sentiva affatto il bisogno
di una replica. Se si aggiunge che alla Jessica Alba del primo capitolo
fa seguito un’attrice che non è capace di uscire dall’inquadratura camminando
in modo decente, si è assolutamente legittimati ad archiviare velocemente
il caso. Deludono la trama rimasticata, la favola fuori tempo massimo
del biondino ricco e della ragazzina nera povera, la generale mancanza
di interesse nelle coreografie, di pathos (non funziona nemmeno l’idea
dei soldi che servono per operare la nonna malata: è una scusa che ha
passato la data di scadenza) e soprattutto di gusto (con tutte le cose
belle che lo street style regala ai blogger con una macchina fotografica,
qui pare di essere ai grandi magazzini!). Ma ciò che delude di più è l’assenza
del minimo indispensabile di spettacolo cinematografico: i protagonisti
saltano e ridono e piangono per l’ambizione di andare a chiudersi dentro
uno studio televisivo, i cui tempi –strazianti- dettano ovviamente quelli
del film che lo contiene.





