Mine-Haha
Autore:
Frank Wedekind
Celebre soprattutto come drammaturgo, è autore anche di racconti, novelle
e saggi tra cui l'importante Sull'erotismo (Uber Erotik, 1906). Fra i
suoi migliori racconti il misterioso e trasparente Mine-Haha, ovvero "dell'educazione
fisica delle fanciulle" (Mine-Haha oder Über die hörperliche Erziehung
der jungen Mädchen, 1903), titolo che rimanda a un nome indiano di donna
traducibile in "acqua ridente". La vicenda si svolge in un grande
parco disseminato di case basse coperte di rampicanti. Qui bambine e ragazze
passano i loro primi anni di vita. L'insegnamento che ricevono riguarda
unicamente il loro corpo: vengono educate a "sentirlo" e a dargli
perciò un'erotica "elasticità". Il mondo esterno non ha nessun
contatto con questo parco ma lo finanzia nell'attesa di ricevere le fanciulle
che vi sono ospitate. Perché il passaggio, a un certo punto, nel mondo?
Quale funzione avranno queste deliziose fanciulle nel mondo? Nel descrivere
i misteri del parco Wedekind sottolinea una certa utopia del corpo attraverso
momenti anche di danza. Eccone alcuni nella traduzione di Vittoria Rovelli
Ruberl (Adelphi 1975).
La spaccata
«Una volta mi misi a gridare. Wera era in piedi davanti a me e, mentre
mi parlava tranquilla, fece scivolare lentamente i suoi elastici piedini
sulle mattonelle lisce allontanandoli uno dall'altro, fino a toccare il
pavimento con il bacino. Fu come se mi sentissi io stessa spaccata a metà.
Ma con altrettanta tranquillità, senza muovere le spalle, senza piegare
i ginocchi, come si era abbassata torno a rialzarsi. Che forza doveva
esserci in quelle giovani membra!»
Quel corpo che m'inebriò
«Non mi riesce facile ora, a sessantatré anni, rendere in tutta la sua
intensità l'impressione che allora provai. Simba era grande e insieme
sottile come un filo, ma sul suo corpo non si vedevano né costole né tendini.
La fissavo e avevo una sensazione come quella notte quando avevo sognato
Morni. Il suo modo di distendere il corpo, di sollevare e abbassare il
ventre, l'agio delizioso con cui lasciava cadere all'indietro le spalle,
la dolce indolenza delle sue membra abbandonate, la flessibilità del suo
corpo, il piacere col quale lei stessa sembrava prendere coscienza del
proprio corpo e che trovava espressione in ogni piccolo movimento, tutto
questo mi inebriò, mi affascinò, mi sopraffece a tal punto che per due
giorni andai in giro come in un dormiveglia e dovunque guardassi avevo
davanti a me solo la sua immagine».
Lezioni di danza
«Simba dava lezioni di danza. Ogni quindici giorni dovevamo riunirci alla
Casa Bianca, sempre solo le più giovani di tutto il parco, una ragazza
per ognuna delle trenta case. Le nostre accompagnatrici vennero solo la
prima volta. Le lezioni cominciarono con le danze patetiche, dove non
riuscivamo mai a muovere le nostre membra con sufficiente lentezza. Solo
nel secondo anno passammo alle danze più veloci, per le quali portavamo
dei pesanti zoccoli nelle cui suole era addirittura inserito del piombo.
Questo scioglieva le articolazioni così in fretta che ben presto tutte
riuscivamo a slanciare con facilità i piedi sopra la testa delle altre».
Nessuna come Wera
«Wera fu prescelta e per tutto l'inverno fummo solo in sei. Il suo modo
affascinante di danzare ci rimase vivo a lungo davanti agli occhi. Le
sue giunture sottili, le sue belle membra, i suoi movimenti maestosi non
li aveva nessuna di noi».





